Il Super Bowl si conferma ancora una volta il terreno di gioco privilegiato della storica rivalità tra Pepsi e Coca-Cola. In occasione dell’evento sportivo più seguito d’America, Pepsi ha lanciato uno spot pensato per far parlare di sé, riaccendendo una competizione pubblicitaria che dura da decenni. La risposta di Coca-Cola non si è fatta attendere, ma ha scelto una strada diversa: meno frontale, più simbolica.
La provocazione firmata Pepsi
Lo spot di Pepsi, costruito attorno al concetto della “scelta”, gioca apertamente con l’immaginario del rivale. Protagonista è un orso polare, figura storicamente legata alle campagne di Coca-Cola, che si ritrova coinvolto in un test di assaggio alla cieca tra le versioni zero zuccheri delle due bibite. Il verdetto è chiaro: l’orso sceglie Pepsi.
Da lì si sviluppa una narrazione ironica, che racconta il suo smarrimento identitario e la necessità di “liberarsi” da abitudini consolidate. Il tono è leggero, pop, sostenuto da una colonna sonora iconica e da una regia cinematografica che strizza l’occhio alla cultura virale e allo spettacolo. Il messaggio è diretto: il gusto vince sui simboli, e anche le icone possono cambiare idea. Inoltre nello spot di Pepsi, il riferimento al concerto dei Coldplay e al caso virale della kiss cam diventa un espediente narrativo: ciò che nella realtà aveva generato imbarazzo e polemiche viene ribaltato in una scena di leggerezza, trasformando uno scandalo mediatico in un momento di spettacolo e complicità.
La mossa è apparsa subito come un attacco esplicito, non solo al prodotto concorrente, ma al suo immaginario storico. Una scelta che ha diviso pubblico e commentatori, ma che ha centrato l’obiettivo principale: far parlare di Pepsi durante il Super Bowl.
La replica di Coca-Cola: “It Was All a Dream”
La risposta di Coca-Cola è arrivata poco dopo, ma con un tono completamente diverso. Niente confronto diretto, nessun test di assaggio, nessuna provocazione esplicita. Lo spot intitolato “It Was All a Dream” ribalta la narrazione con un colpo di scena: tutto ciò che sembra mettere in discussione l’identità del brand viene ricondotto a un sogno.
Nel filmato, l’orso polare si risveglia e ritrova il suo mondo familiare, rassicurante, coerente con l’universo Coca-Cola. Il riferimento allo spot Pepsi è evidente, ma trattato con distacco e ironia. Il messaggio implicito è chiaro: alcune storie funzionano solo nei sogni, mentre la realtà — quella del brand — resta solida e immutabile.
Con questa scelta, Coca-Cola evita lo scontro frontale e punta sulla forza della propria eredità simbolica, riaffermando continuità, identità e fiducia nel marchio. Una risposta che parla più di immaginario che di prodotto, e che si rivolge a un pubblico già fidelizzato.
Due strategie, una stessa battaglia
Gli spot mostrano due approcci opposti alla stessa sfida. Pepsi sceglie la provocazione e il ribaltamento dei simboli per conquistare attenzione e posizionarsi come alternativa audace. Coca-Cola risponde con una narrazione più rassicurante, che difende il valore della tradizione e minimizza l’attacco, trasformandolo in una parentesi onirica.
Ancora una volta, il Super Bowl si conferma il palcoscenico ideale per queste battaglie di branding, dove pochi secondi di pubblicità diventano racconto culturale, confronto di identità e dichiarazione di intenti. E mentre il pubblico discute su quale spot sia stato più efficace, una cosa è certa: la “cola war” è tutt’altro che finita.
Foto da www.marketing-interactive.com














