La nautica si presenta come un comparto, con la sua filiera, capace di generare valore aggiunto per oltre 13 miliardi di Euro, impiegando, direttamente, circa 168 mila occupati.
Il solo turismo nautico in Italia ha un impatto economico di circa 5,7 miliardi di Euro.
Ripartito in spesa operativa per ormeggi, carburante, manutenzione, rimessaggio ed equipaggio di circa 3,6 miliardi di Euro e spesa per consumi a terra per trasporti, shopping, ristorazione, hospitality ecc… Di circa 2,1 miliardi di Euro.
Questi dati vanno inquadrati e letti in un più ampio contesto, quello della cosiddetta “Economia del Mare”, comparto capace di generare circa l’ 11,4% del PIL nazionale con un ammontare di 224,9 miliardi di Euro.
Ben 1,13 milioni sono gli operatori direttamente occupati nel settore, settore capace di produrre nel resto del mondo un effetto moltiplicatore pari all’ottanta percento del proprio valore.
Con numeri di tale portata non si può certamente negare la vitalità del settore e ben sperare in ampie prospettive di crescita, ben potendo affermare che sia un settore in grado di sorridere.
A chi sorride la nautica?
Ultimamente assistiamo ad una fase dove la nautica medio-piccola, appare in evidente sofferenza, ognuno potrà individuare secondo la propria sensibilità di analisi, quale sia la causa, o meglio, quali siano le cause, congiunturalmente sussistenti.
È comunque indubbio che la tendenza del mercato sia orientata verso le unità di maggiori dimensioni, nel mercato interno e nella, preponderante esportazione.
Le unità al di sotto dei 10 metri vedono un calo di circa il 3,7% annuo mentre quelle di maggiori dimensioni, ad esempio sopra i 18 metri, vedono un incremento costante.
Se le situazioni che vengono vissute a livello internazionale comportano difficili e complesse vie di risoluzione serve chiederci che cosa si possa fare in quanto Paese.
Le ricette, da anni prescritte, riguardano l’aumento dei posti barca, la riqualificazione delle strutture esistenti, la realizzazione, compatibilmente con le esigenze di salvaguardia ambientale, di nuovi approdi, la fornitura di servizi e spazi e rimessaggi e tutti quegli interventi di cui, da tempo sentiamo parlare.
Oltre a ciò sarebbero auspicabili interventi legislativi, anche di carattere fiscale, atti a favorire e promuovere anche la nautica minore ed il suo sviluppo, anche e soprattutto come cultura del mare e dell’andar per mare.
Per far si che la nautica possa sorridere a molti e molti possano sorridere alla nautica.
Avv. Luciano Di Muccio, pubblicista.
Fonti: Ufficio Stampa 66° Salone Nautico Internazionale.














